Il tradimento di Carolina Bonaparte: ambizione, potere e la caduta di una regina
Il tradimento di Carolina Bonaparte: ambizione, potere e la fine di una dinastia
Carolina Bonaparte fu una delle figure più complesse e controverse dell’intera epopea napoleonica. Sorella minore di Napoleone Bonaparte, regina di Napoli, donna di straordinaria intelligenza politica e di ambizione feroce, Carolina attraversò tutta la parabola dell’Impero fino a diventarne, secondo molti contemporanei, una delle più dolorose traditrici.
Il suo presunto tradimento non fu soltanto un atto politico: fu il risultato di una lunga storia di ambizioni, paure, illusioni e calcoli che finirono per contrapporla al fratello e distruggere il destino suo e di Gioacchino Murat.
1. La personalità di Carolina: intelligenza, orgoglio e sete di potere
Nata ad Ajaccio nel 1782, Carolina Bonaparte crebbe in un ambiente segnato dalla povertà e dall’orgoglio familiare. A differenza di molte sorelle dell’epoca, ricevette un’educazione solida, raffinata, e sviluppò presto una mente politica lucida, calcolatrice, spesso spietata.
Contemporanei e memorialisti concordano su alcuni tratti fondamentali:
- Ambizione smisurata
- Intelligenza strategica non comune
- Assoluta consapevolezza del proprio rango
- Scarsa inclinazione alla gratitudine
Carolina non si considerò mai una semplice sorella dell’Imperatore: si sentiva una sovrana nata, destinata a governare per diritto naturale.
Stendhal scrisse che Carolina «aveva la mente di un ministro e l’orgoglio di una regina».
2. Il matrimonio con Murat: amore, calcolo e rivalità
Il matrimonio con Gioacchino Murat, celebrato nel 1800, fu al tempo stesso un’unione d’amore e un’alleanza politica.
Murat era:
- Un generale brillante
- Un uomo impulsivo e passionale
- Un sovrano di facciata, più soldato che statista
Carolina, al contrario, divenne rapidamente il vero cervello politico del regno di Napoli. Fu lei a controllare i ministeri, a influenzare le nomine, a tessere relazioni diplomatiche autonome.
Tra i due nacque presto una rivalità silenziosa: Murat sognava la gloria militare, Carolina sognava una dinastia indipendente.
3. Le ambizioni dinastiche: Napoli come regno autonomo
Dal 1808, quando Murat divenne re di Napoli, Carolina iniziò un progetto preciso: trasformare il regno partenopeo in una monarchia stabile, autonoma dall’Impero francese.
Tra le sue principali iniziative:
- Rafforzamento dell’amministrazione civile
- Promozione delle élite locali
- Politica culturale filonapoletana
- Tentativi di legittimazione dinastica per i figli
Carolina comprese prima di molti che l’Impero napoleonico non era eterno.
Già nel 1811 Carolina scriveva che «Napoli deve imparare a vivere senza la Francia».
4. L’eredità lasciata a Napoli
Sotto Murat e Carolina, Napoli conobbe una stagione di riforme importanti:
- Abolizione dei residui feudali
- Riorganizzazione amministrativa
- Modernizzazione del sistema giudiziario
- Sviluppo urbanistico e culturale
Carolina favorì artisti, architetti, istituzioni culturali. Il suo nome rimase legato a un progetto di modernizzazione che, pur incompleto, segnò profondamente il Mezzogiorno.
5. Il presunto tradimento: la svolta del 1813-1814
La vera frattura avvenne dopo il disastro della campagna di Russia.
Nel 1813 Carolina spinse Murat a:
- Trattare segretamente con l’Austria
- Allontanarsi progressivamente da Napoleone
- Cercare il riconoscimento internazionale del regno di Napoli
Nel gennaio 1814 Murat firmò un’alleanza con gli austriaci, combattendo contro l’esercito francese.
Questo atto fu vissuto a Parigi come un tradimento personale.
Trattato di alleanza tra Murat e l’Austria, 11 gennaio 1814.
6. Il giudizio di Napoleone
Napoleone non perdonò mai Carolina.
Nei memoriali di Sant’Elena il suo giudizio è durissimo:
«Carolina mi ha tradito più di tutti. Aveva il cuore di una donna, ma l’anima di un politico senza scrupoli.»
Secondo l’Imperatore:
- Fu Carolina a spingere Murat al tradimento
- Fu lei a illuderlo sulla possibilità di salvarsi
- Fu lei a distruggere il destino del marito
Napoleone arrivò a dire che Murat era stato «perduto dalla moglie».
7. Caduta e tragedia finale
Dopo il ritorno di Napoleone dall’Elba, Murat tentò l’ultima carta: la proclamazione di Rimini e la guerra per l’indipendenza italiana.
Fallì.
Catturato in Calabria, fu fucilato a Pizzo nel 1815.
Carolina fuggì, visse in esilio, sopravvisse a tutti, ma vide crollare ogni suo sogno dinastico.
8. Tradimento o lucidità politica?
Il giudizio storico resta aperto.
Carolina fu:
- Una traditrice del fratello?
- Una sovrana che cercò di salvare il proprio regno?
- Una donna vittima delle illusioni di potere?
Forse fu tutte queste cose insieme.
Nel grande dramma napoleonico, Carolina Bonaparte resta una delle figure più moderne: una donna che tentò di governare il proprio destino, e ne pagò il prezzo più alto.
Bibliografia essenziale
- Georges Lefebvre, Napoleone, Einaudi
- Andrew Roberts, Napoleon the Great, Penguin
- Jean Tulard, Dictionnaire Napoléon, Fayard
- Treccani, voce “Carolina Bonaparte”
- Napoleon.org – Fondation Napoléon
Antonio Grillo
Storico e divulgatore napoleonico
www.napoleone.info
Canale YouTube: Napoleone1769

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