mercoledì, settembre 22, 2021

50 massime e pensieri di Napoleone

Le 50 frasi più belle pronunciate da Napoleone Bonaparte, Imperatore dei Francesi

Conoscere Napoleone attraverso le sue parole

Ecco 50 massime e pensieri di Napoleone Bonaparte

Bonaparte


1.   

1.   E’ molto meglio avere nemici dichiarati che amici celati


2.   O si abbatte altrui, o altri abbatte noi


3.   L’autorità suprema è indivisibile


4.   Un atto di clemenza dei re è per essi come una mesa ad una lotteria, è rarissimo che vi guadagnino qualcosa.


5.      Non bisogna trattare con tutti allo stesso tempo


Napoleone Gros

 


6.      L’ultimo limite del governo di molti è l’anarchia


7.      E’ meglio avere un nemico conosciuto che un nemico forzato


8.      Il buon esito dei mezzi dipende dall’unità d’azione


9.      Non concessioni né trattative con gli agitatori


10.   Si può lacerare il cuore senza che l’anima ne venga scossa


Napoleone a cavallo

 

 

11.   Oh se avessi messo a fuoco Vienna


12.   Non giova il mostrarsi barbaro senza necessità


13.   La plebe mal si mesce colà dove vi sono buone baionette


14.   Il coraggio e la virtù conservano gli studi. La codardia ed il delitto li rovinano.


15.   Le circostanze le più irrilevanti producono i massimi evenimenti


Ritratto napoleone


 

16.   In guerra come in amore per venire a termine bisogna avvicinarsi


17.   In politica l’avere il cuore posto nella testa è cosa degna di lode


18.   E’ sempre dannoso fare le cose a metà. O se deve fare l’orbo, o se si vuole vedere, bisogna agire con vigore


19.   Il potere della concentrazione e dell’unità sono fatti che colpiscono l’uomo il più volgare


20.   Quando l’equilibrio è perduto non vi sono più diritti pubblici


Imperatore Napoleone


 

21.   Bisogna saper dare per prendere


22.   I nemici che possono essere pericolosi sono sempre abbastanza scaltri per non esporsi al pericolo


23.   Ben di rado si veggono i grandi uomini fallire nele loro più pericolose imprese


24.   Il titolo di Imperatore non si perde mai


25.   La fortuna è una donna ; se voi la lasciate sfuggire oggi non crediate di ritrovarla domani


statua napoleone

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26.   Chi non si sente fermezza nel cuore non deve occuparsi né di guerra né di governo


27.   La fortuna è una cortigiana schietta


28.   I più forti non trattano, ma dettano le condizioni e ne sono obbediti.


29.   Non bisogna essere severo e debole nello stesso tempo


30.   Colà dove un governo è debole, l’armata ha il predominio


Napoleone Bonaparte

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31.   Mom vi è nulla di più tirannico di un governo che pretende essere paterno


32.   Gli uomini sono rari


33.   Chi non arrischia qualche cosa non guadagna mai nulla


34.   Si può trucidare un gran popolo, ma non impaurirlo


35.   Senza la giustizia non vi è altro che partiti, vittime ed oppressori


Imperatore dei Francesi

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36.   Noi tutti non esistiamo che in virtù della legge


37.   I mezzi termini sono sempre nocivi e non riconciliano un nemico


38.   Un monumento che riguarda la politica deve essere innalzato senza indugi


39.   Io do un ordine o taccio


40.   L’opinione dà ragione al più forte: ed il fatto che trionfa è suo


generale Bonaparte

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41.   Si deve rimanere fedeli alle proprie opinioni, come alla gloria; fuori di ciò vi è solo onta e confusione


42.   Chiunque combatte contro la patria è un figlio che vuole uccidere sua madre


43.   Un principe non deve mai lasciarsi prevenire


44.   La prima virtù è la devozione alla patria


45.   Un trono non è altro che una sedia rivestita di velluto


Busto napoleone

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46.   L’ambizione di dominare sugli spiriti è la più forte di tutte le passioni


47.   Evitiamo molte cose fingendo di non vederle


48.   Un uomo senza abilità né coraggio è una cosa


49.   Crediamo solo a quello che vogliamo credere


50.   Il mezzi di essre crudele è quello di rendere la verità incredibile

lunedì, settembre 20, 2021

Napoleone e l'Italia

L'Italia di Napoleone

Napoleone e l'Italia un legame indissolubile. 

assedio mantova


Bonaparte, Imperatore dei Francesi aveva chiare origini italiane. Un ramo della sua famiglia, originaria di Sarzana, era emigrata nel 1500 in Corsica.

A casa Bonaparte si parlava italiano e lo stesso Napoleone prima di essere ammesso alla scuola militare di Brienne passò un periodo di sei mesi al collegio di Autun per imparare il francese cosa che non avvenne mai perfettamente. Questo a testimonianza di come l'Italia facesse parte della sua cultura, della sua formazione.

L'Italia,  non sta a Napoleone solo come origini familiari, ma anche perchè la sua gloria cominciò proprio in Italia con le vittorie inattese di quella che viene definita la "Prima campagna d'Italia".

Sì perché fu proprio in Italia con le inattese vittorie e la rapida conquista del nord del paese  che diede consapevolezza del suo genio a Napoleone. Più volte durante i mesi trascorsi nel nord Italia Bonaparte confidò ai suoi genrali e in particolar modo a Marmont la sensazione di essere un uomo del destino, un uomo che avrebbe fatto la storia.

Siamo nel marzo del 1796 quando Napoleone ricevette il comando dell'esercito d'Italia. Egli comprese che era l'occasione della sua vita.
Fu a Nizza durante il viaggio verso l'Italia che abbandonò definitivamente la forma Buonaparte del suo cognome per adottare un più francese Bonaparte. (Leggi: Bonaparte o Buonaparte)
Egli si accingeva a cambiare il corso della sua vita.

Napoleone Mantova


L'esercito che gli si presentò di fronte era un ammasso di 40.000 uomini, disagiati, mal equipaggiati col morale a pezzi, disillusi e affamati,ma tra di loro vi erano anche ottimi soldati che avevano solo bisogno di una guida per emergere e Napoleone era l'uomo giusto.

Non furono solo le difficoltà logistiche che dovette affrontare Napoleone, ma anche quelle militari. Gli si paravano contro due eserciti preponderanti di uomini: quello Piemontese e quello Austriaco.

Napoleone comprese che era necessario dividere queste due forze. Rivolse, quindi i propri sforzi prima contro l'esercito piemontese attaccandolo con forza e rapidità così giungendo al risultato di eliminarli dalla contesa sconfiggendoli e ottenendo la pace col trattato di Cherasco.

Fu poi la volta degli Austriaci. In meno di un mese anche l'esercito austriaco era battuto e in ritirata. Bonaparte aveva ormai il controllo dell'intera Lombardia, Milano compresa.


battaglia rivoli
Battaglia di Rivoli


L'ambizione di Napoleone non poteva arrestarsi. Gli Austriaci, d'altra parte dopo l'iniziale sconcerto di fronte alle vittorie di Napoleone decisero di riorganizzarsi e di inviare forze fresche in Italia.

Napoleone intanto si comportava come un vero e proprio sovrano imponendo la pace e trattati agli altri regni e ducati italiani, ma soprattutto estrorcendo loro 60 milioni che andarono a rimpinguare le esangui casse del Direttorio

Le truppe francesi avevano il morale alle stelle. Il tempo della fame era passato ora che si trovavano in regioni ricche e fertili da vincitori.
Napoleone, però dovette affrontare e sconfiggere un nuovo esercito austriaco con al comando Sigmund von Wurmser. Anche queste truppe furono sconfitte e dovettero rifugiarsi a Mantova già cinta d'assedio dai Francesi.

Napoleone era vincitore, ma la sua posizione non era brillantissima. Dalla Francia i rinforzi arrivavano col contagocce, il Direttorio inoltre preoccupato delle vittorie e dal prepotente potere di Bonaparte voleva affiancargli il generale Kellermann per limitarne il raggio d'azione, ma Napoleone seppe affrontare queste circostanze con la sua consueta audacia e perizia continuando a essere l'unico comandante in capo. Il Direttorio si poteva accontentare dei milioni, dei gioielli e delle opere d'arte che arrivavano regolarmente a Parigi.

A Rivoli un'altra battaglia e un'altra decisiva  vittoria. Nel febbraio del 1797 anche Mantova si arrese.

Napoleone non aveva più ostacoli e addirittura poteva puntare a Vienna, ma si fermò a 60 miglia dalla capitale. Bonaparte non poteva spingersi così in avanti col pericolo che le sue retrovie fossero scoperte anche in considerazione che cominciava a elevarsi qualche malcontento nelle popolazioni italiane. Le truppe poi erano ormai esauste non avendo avuto alcun ricambio.

Napoleone arcole


Era il momento di concludere la campagna che con il trattato di Campoformido diede un nuovo volto all'Italia.

Napoleone aveva fatto il suo ingresso sulla scena ed era stato un ingresso trionfale.
Il giovane generale, magro, sconosciuto dalle fattezze che in alcuni suscitavano ilarità era riuscito in un'impresa colossale. 

L'Italia aveva prodotto un gigante. 










Gli austriaci fecero un ultimo tentativo di salvare Mantova nel 1797, culminando nella battaglia di Rivoli e una clamorosa vittoria per le forze di Napoleone. Le forze austriache erano state dimezzate e si ritirarono in Tirolo. Nel febbraio del 1797, Wurmer e Mantova si arresero.


Ora Napoleone aveva conquistato il nord Italia e il Papa ha dovuto acquistare Napoleone - altrimenti. Insoddisfatto di permettere ai suoi nemici sconfitti di ritirarsi e leccarsi le ferite, Napoleone portò i suoi 40.000 uomini in Austria. Qui affrontò l'arciduca Carlo.



Ma il morale di Charles era basso, il che significava che Napoleone sapeva che probabilmente avrebbe potuto negoziare i termini, e li offrì quando arrivò a meno di sessanta miglia da Vienna. Provando problemi in casa in Francia, con uomini esausti e una potenziale ribellione italiana, decise che sarebbe stata la cosa migliore. Di ritorno in Italia, catturò la Repubblica di Genova e parti di Venezia.


La lunga serie di vittorie di Napoleone pose fine alla guerra in Europa e rafforzò la sua reputazione come il principale preminente della Francia, apparentemente in grado di fare l'impossibile. I suoi movimenti e le sue attività hanno istituito un vero cambiamento, riscrivendo i confini territoriali e arricchendo la Francia abbastanza da aiutare a mantenere il governo in quanto ha perso il controllo fiscale e politico. Alla fine, anche Napoleone avrebbe avuto una risposta.

domenica, settembre 19, 2021

Gebhard Leberecht von Blücher

Gebhard Leberecht von Blücher il  "Marshal Forward"


Gebhard Leberecht von Blücher


Il vero vincitore di Waterloo?

La storia si dice che la fanno i vincitori, ma a Waterloo i vincitori furono due ed entrambi si vantano della vittoria.

Gli Inglesi hanno costruito la leggenda di Wellington e della sconfitta di Napoleone.
I Prussiani con meno enfasi, ma convinti che il loro intervento nella battaglia più famosa della storia ne decise gli esiti:

A capo dell'esercito prussiano c'era un personaggio controverso Bebhard Leberecht von Blucher.

Grazie al successo a Waterloo, Blucher divenne un vero e proprio idolo in patria tanto che fu nominato Principe di Wahlstatt, decorato con la più alta onorificenza militare prussiana: la Stella della Gran Croce di Ferro detta Stella di Blucher

D'altra parte l'odio che i Prussiani avevano nei confronti di Napoleone dopo la sconfitta di Jena era inestinguibile, per cui colui che lo aveva sconfitto sarebbe diventato automaticamente un eroe:

Blucher resta, però un personaggio controverso su cui gli storici si dividono. Alcuni lo ritengono un valido generale, altri un mediocre.

La dote migliore di Blucher come militare era il coraggio e l'ardimento. Era soprannominato Marshal Forward, il Maresciallo sempre avanti, perchè la sua concezione della guerra era quella di avanzare sempre e comunque verso il nemico.


Gebhard Leberecht von Blücher



Uomo coraggioso, ma che mancava completamente di acume militare. Blucher era un impulsivo e si lasciava trascinare dall'impeto della battaglia che spesso combatteva in prima linea con la spada sguainata e per questo le truppe  lo amavano.

Nella vita privata era poco apprezzato a causa della sua vita dissoluta. Giocatore d'azzardo, dedito all'alcol e alle donne.

La personalità di Blucher era complessa con tratti evidenti di schizofrenia.

Blucher, infatti più volte aveva dato segni di squilibrio mentale, credeva che i suoi servitori scaldassero il pavimento allo scopo di bruciargli i piedi, lottava contro nemici immaginari, sentiva delle voci, credeva di essere rimasto incinto da un elefante.

Sembra paradossale che con una siffatta personalità gli venisse dato il comando dell'esercito prussiano eppure fu così.

Fu a Waterloo che Blucher raggiunse la sua gloria. Il 16 giugno a Ligny il Feldmaresciallo aveva subito una dura sconfitta da Napoleone che così conseguiva la sua ultima vittoria. L'esercito prussiano pur sconfitto rimase saldo e compatto anch questo merito di Blucher.

Il Felmaresciallo aveva l'intenzione di riunire le sue trupe con quelle inglesi al cui comando c'era Arthur Wellesley, duca di Wellington.


Blucher a Waterloo




Napoleone dalla sua parte aveva messo alle calcagna dei Prussiani Grouchy con i suoi 30.000 uomini.

La storia della battaglia di Waterloo è ben nota. I Prussiani giungono appena in tempo sl campo di battaglia alle spalle dei Francesi. Napoleone è costretto a dirigere verso i 30.000 Prussiani gran parte della giovane guardia.

A Bonaparte non resta che sferrare l'attacco decisivo verso gli Inglesi che strenuamente avevavno resistito passivamente sia alle cariche di cavalleria di Ney che all'artiglieria.

Leggi: la morte del Maresciallo Ney

E' la vecchia guardia, i soldati scelti che deve compiere l'impresa. 

Gli Inglesi resistono Napoleone può disporre di troppi pochi uomini impegnato com'è dai Prussiani.
Accade quello che mai nessuno si sarebbe aspettato. Proprio la vecchia guardia vacilla e poi si ritira senz'ordine.

La battaglia di Waterloo è persa, ma senza l'arrivo di Blucher Napoleone ancora una volta avrebbe avto il sopravvento.

mappa waterloo


E Grouchy? Non arrivò! Si era tenuto a troppa distanza da Blucher e non aveva assolto al compito di dirigersi laddove rombava il cannone. Un errore imperdonabile che avrebbe potuto sovvertire le sorti della battaglia.

Blucher con la sua marcia forzata, col suo andare sempre avanti aveva avuto ragione. Ancora una volta aveva prevalso l'impeto e il coraggio del generale prussiano che due giorni prima a Ligny si era ferito cadendo da cavallo. E ricordiamo che nel 1815 Blucher aveva 72 anni!

Blucher fu accolto in patria come un eroe. Si ritirò nelle sue terre in Slesia ove morì nel 1819.


Gebhard Leberecht von Blücher

Rostock 16 dicembre 1742

Krieblowitz 12 settembre 1819








sabato, settembre 18, 2021

Louis Alexandre Berthier

 Berthier, l'ombra di Napoleone

Alexandre Berthier



C'era un uomo da cui non si separava mai Napoleone durante le sue battaglie: Alexandre Berthier

Una parte degli storici è stata severa ed anche ingrata nei confronti del Principe di Wagram considerandolo solo un abile organizzatore, un esecutore di ordini, una figura satellite di Napoleone.

Nulla di più inesatto. 

Cerchiamo di rendere giustizia questo prode.

Napoleone conobbe ben presto Berthier e subito ne apprezzò il talento. Questo il suo giudizio datato 1796:
" Berthier, talento, attività, coraggio, carattere"
 e sappiamo come Bonaparte fosse un fine conoscitore di uomini.

Napoleone e Berthier si completavano.
Il principe di Wagram aveva una completa ed illimitata fiducia in Napoleone per questo comprendeva alla perfezione i suoi ordini, tollerava il carattere ispido dell'Imperatore, sapeva quando doveva contraddirlo e quando assecondarlo.

Essere l'aiutante di campo di Napoleone non era compito facile. Bonaparte dettava ordini a ripetizione e non solo per i suoi generali e nell'immediatezza della battaglia.

L'Imperatore non trascurava nulla, dalle beghe amministrative, alle vettovaglie, dai rifornimenti ai servizi sanitari e voleva che i suoi ordini fossero eseguiti alla perfezione.

La vulcanica attività di Napoleone doveva essere tradotta in atti esecutivi altrimenti avrebbe perso tutta la sua efficacia.

Battaglia napoleone



Berthier fu un genio in questo campo. Ogni ordine, disposizione di ogni tipo data da Napoleone Veniva eseguito con celerità. Berthier traduceva l'autorità di Napoleone agli altri subordinati impersonificando alla perfezione la personalità e la volontà dell'Imperatore.
E' chiaro che Berthier era fondamentale in tale lavoro perché doveva impersonificare l'autorità di Napoleone nei confronti degli altri Marescialli che non erano così malleabili.

I nemici dell'Immpero, soprattutto tanta storiografia inglese ha voluto relegare Berthier al ruolo di semplice segretario militare senza alcun talento guerresco.

I più critici si appellano ai rimproveri che Napoleone fece a Berthier all'inizio della campagna del 1809, ma fu proprio alla fine di quella campagna che Berthier ricevette il titolo di principe di Wagram!

Ulteriore testimonianza della fiducia e della stima che Napoleone nutriva per Berthier viene proprio dalla bocca stessa dell'Imperatore che a Sant'Elena disse a Las Cases
"Se avessi avuto Berthier a Waterloo, non avrei sofferto questa sventura ".
Eppure il suo aiutante a Waterloo era il Maresciallo Soult da tutti ritenuto un condottiero di spessore maggiore rispetto a Berthier.

Napoleone a cavallo



Come, allora mettere in dubbio l'apprezzamento che Napoleone aveva per il suo fedele Maresciallo?

Berthier non fu un semplice esecutore d'ordine, spesso Napoleone lasciò alla sua esperienza, al suo giudizio la cura dei dettagli dei suoi ordini e non poteva essere certo altrimenti.

Molt i punti di contatto fra i due uomini. Come Napoleone, Berthier era un lavoratore instancabile e attivo, coraggioso, grande appassionato della guerra e della storia. D'altra parte solo due uomini simili nel carattere potevano reggere al peso di 20 anni di battaglie e di campagne in tutta Europa.

I detrattori di Berthier sottolinenano la decisione del principe di Wagram di lasciare nel 1814 Fontainebleau e la sua adesione a Luigi XVIII.
A differenza di altri Marescialli, quello di Berthier non può essere considerato un tradimento, ma una presa d'atto di una situazione irreversibile e forse una naturale stanchezza visto che preferì poi ritirarsi nel suo castello in Baviera dove conobbe la morte per suicidio il 1 giugno 1815 senza nemmeno conoscere l'esito della battaglia di Waterloo.

Ecco i suoi incarichi:

  • Comandante in capo del suo esercito d'Italia,  
  • Maggiore generale in Egitto, 
  • Ministro della guerra dopo il 18 Brumaio, 
  • Ambasciatore in Spagna 
  • Ministro della guerra, quando fu necessario creare il grande esercito destinato alla
  • conquista dell'Inghilterra e in seguito quella dell'Europa.

L'età, il peso di un incarico così di responsabilità, un carattere introverso e sensibile fiaccarono negli anni Berthier che non fece però mancare mai il suo apporto a Napoleone che lo apprezzava tanto da riferire un giorno a Metternich:
 " Berthier nutre per me l'affetto di un bambino".

Nel corso degli anni anche Berthier cambiò. Mitigò la sua proverbiale gentilezza, divenne più rude nel trattare i subalterni, più altezzoso.
Tutto ciò era esacerbato anche dall'invidia e gelosia per la sua posizione che moltiplicavano le critiche nei suoi confronti. Non tutti potevano avere la corazza e la tempra di Napoleone!

Un rapporto così stretto e funzionale come quello tra Napoleone e Berthier vale la pena di essere analizzato. I due non ebbero mai screzi e la loro stima reciproca non si incrinò mai. Ciò fu possibile grazie ai ruoli che i due interpretavano alla perfezione. Da un lato Napoleone, geniale, dispotico in certi tratti, umorale; dall'altra parte Berthier calmo, gentile, cortese, ma soprattutto devoto.

Dobbiamo credere al giudizio di un altro profondo conoscitore di uomini: Talleyrand che disse all'Imperatore :" Voi amate Berthier perché lui crede in voi".

Una storia forte quella del legame tra Napoleone e Berthier. Due talenti diversi che si completarono a vicenda. Uno il genio che disegnava con la mente e l'immaginazione ingegnosi piani e dettagliati ordini, l'altro l'esecutore perfetto, colui che fotografava alla perfezione i desideri di Bonaparte e li rendeva realtà inossidabile.

Louis Alexandre Berthier

Versailles 20 novembre 1753
Bamberga 1 giugno 1815