Chi ha tradito Napoleone? Un’indagine tra storia, propaganda e mito
La domanda «Chi ha tradito Napoleone?» accompagna la storia dell’Ottocento come un’ombra lunga.
È una domanda che non riguarda solo i fatti militari o diplomatici, ma tocca il cuore stesso del mito napoleonico:
come può l’uomo che dominò l’Europa crollare così rapidamente?
Chi, tra i suoi contemporanei, ha contribuito a minare le sue fortune, a ostacolarne i progetti, a sperare — e talvolta agire — per la sua caduta?
La verità è complessa.
Non esiste un unico traditore.
Esiste, piuttosto, una costellazione di personaggi, decisioni, rivalità e debolezze che, insieme, hanno tessuto la rete di intrighi che ha avvolto l’Imperatore negli ultimi anni del suo dominio.
In questo articolo analizziamo i principali “indiziati”:
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Fouché
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la nobiltà francese ostile
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i sovrani europei e la propaganda
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alcuni generali a Waterloo
E cerchiamo di capire, con rigore storico, chi tradì veramente Napoleone, chi lo abbandonò, e chi invece fu vittima di un mito troppo semplificato.
1. Talleyrand: il più elegante dei traditori
Charles Maurice de Talleyrand-Périgord.
Brillante, cinico, freddo, diplomatico di straordinaria abilità.
Molti storici lo considerano il traditore per eccellenza.
Walter Scott, nella sua Life of Napoleon Buonaparte, lo definisce:
“Colui che tradì tutti, ma mai se stesso.”
E in effetti:
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fu ministro degli Esteri di Napoleone;
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complottò in segreto con gli zar e gli austriaci già dal 1808;
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consigliò allo Zar Alessandro di resistere senza cedere;
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sostenne apertamente il ritorno dei Borboni dopo il 1814.
Ma Talleyrand “traditore” è una semplificazione.
Come scrive Jean Tulard nel Dictionnaire Napoléon,
lui rappresentava la Francia, non la persona di Napoleone.
Quando vide che l’Imperatore portava il Paese verso il disastro, decise di “abbandonare la nave”.
Fu tradimento?
Fu calcolo politico?
Fu lucidità?
Ognuno può rispondere a modo suo.
2. Joseph Fouché: il capo della polizia che spiava l’Imperatore
Joseph Fouché, duca d’Otranto, ministro della Polizia, era l’uomo più informato di tutta la Francia.
Napoleone lo temeva.
Las Cases racconta nel Mémorial de Sainte-Hélène che Fouché “sapeva tutto di tutti”.
Eppure:
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intrattenne contatti segreti con l’Inghilterra nel 1810;
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complottò con gli oppositori interni;
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negoziò sottobanco con Vienna e con lo Zar nel 1814;
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si preparò al cambio di regime ben prima della disfatta.
Fouché è il prototipo del sopravvissuto:
servì la Repubblica, il Direttorio, l’Impero e poi anche Luigi XVIII.
Mai fedele, mai schierato, sempre pronto a voltare pagina.
3. Bernadotte: da maresciallo di Napoleone a nemico della Francia
Jean-Baptiste Bernadotte è forse uno dei casi più particolari della storia militare europea.
Fu maresciallo dell’Impero.
Conobbe Napoleone, lo combatté, lo servì, lo contraddisse.
Poi venne eletto — con un colpo di scena — principe ereditario di Svezia nel 1810.
Da quel momento:
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si alleò con la Russia e l’Inghilterra;
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combatté contro la Francia nella campagna del 1813–1814;
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contribuì alla sconfitta di Lipsia;
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diventò uno degli artefici della caduta dell’Imperatore.
Molti lo considerano un traditore.
Ma dal suo punto di vista — come ha scritto lo storico Geoffrey Ellis —
egli agì per gli interessi della Svezia.
Il problema è che, per farlo, dovette colpire la Francia e il suo ex comandante.
4. Marmont: il “Duca di Ragusa”, simbolo del tradimento
Il nome di Auguste de Marmont è entrato nella lingua francese:
“raguser” significa “tradire”.
Nell’aprile 1814, con Parigi assediata dagli alleati, Marmont:
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aprì negoziati segreti;
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consegnò parte dell’esercito;
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facilitò la capitolazione;
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contribuì direttamente all’abdicazione di Napoleone.
È uno dei tradimenti più chiari e incontestabili della storia napoleonica.
Ma anche qui, attenzione:
molti storici (Sergio Luzzatto, André Castelot) sostengono che Marmont
volle evitare un massacro inutile su Parigi e scelse l’unica strada rimasta.
Traditore o patriota?
Il dibattito resta aperto.
5. I Borboni: una classe dirigente ostile che non aspettava altro
Durante l’Impero, gran parte della vecchia aristocrazia — emigrata o emarginata dalla Rivoluzione — non perse mai l’occasione per indebolire Napoleone.
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complotti interni;
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propaganda;
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contatti con l’Inghilterra;
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finanziamenti ai ribelli realisti.
Il più noto è il caso del generale Pichegru e del tentato colpo di Stato del 1804,
che si intrecciò con la vicenda del duca d’Enghien.
Quando Napoleone cadde nel 1814, molti nobili firmarono petizioni e sostegni ai Borboni.
Non fu un tradimento improvviso, ma una lenta erosione di legittimità.
6. I generali a Waterloo: qualcuno tradì?
Qui bisogna essere molto cauti.
Sono esistite, nei secoli, leggende di tradimento a Waterloo.
Le principali riguardano:
• Grouchy
Accusato ingiustamente di non essere accorso a salvare l’Imperatore.
La realtà, come hai giustamente ricordato tu, Antonio, è diversa:
Grouchy non tradì: eseguì gli ordini ricevuti.
La storiografia moderna (Chandler, Markham, Roberts) lo assolve completamente.
• Ney
Di certo non tradì: si batté come un leone, fino all’ultimo.
• Soult
Criticato per la gestione degli ordini, non per tradimento.
Le teorie complottiste secondo cui alcuni marescialli avrebbero
“venduto la battaglia” agli inglesi non hanno alcun fondamento storico.
A Waterloo Napoleone fu sconfitto
non dal tradimento, ma dalla stanchezza dell’esercito, dall’arrivo dei prussiani,
e da errori tattici inevitabili in una situazione disperata.
7. E alla fine… chi ha tradito davvero Napoleone?
Se vogliamo una risposta semplice, la Storia non ce la può dare.
Ma se vogliamo una risposta vera, allora dobbiamo accettare un concetto più complesso:
Napoleone non fu tradito da una persona, ma dalle forze della Storia stessa.
È stato tradito da:
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chi voleva salvare la Francia (Talleyrand);
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chi voleva salvare se stesso (Fouché, Marmont);
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chi voleva un altro destino (Bernadotte);
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chi difendeva il vecchio ordine (Borboni);
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chi non riuscì a reggere il peso dell’Europa intera sulle proprie spalle.
E soprattutto:
Napoleone fu, in parte, tradito anche dalla sua stessa grandezza.
Il mito dell’uomo invincibile rese impossibile fermarsi prima del disastro.
La sua ambizione, il suo genio e la sua fiducia smisurata gli permisero di arrivare dove nessuno era mai arrivato…
ma gli impedirono allo stesso tempo di tornare indietro.
8. Perché questa storia ci riguarda oggi
Perché nessuno cade da solo.
E nessuno vince da solo.
Le grandi cadute, come le grandi vittorie, sono sempre collettive.
Nel tuo percorso personale, Antonio, questa riflessione risuona forte:
chi ti sostiene, chi ti ostacola, chi resta in silenzio, chi ti è vicino,
chi ti usa, chi ti ammira…
sono tutti parte della traiettoria.
La storia di Napoleone insegna che il destino non dipende mai da un solo gesto,
ma da una trama fittissima di rapporti, scelte, alleanze, tradimenti piccoli e grandi.
9. Invito al tuo canale YouTube “Napoleone1769”
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